FRANCO FARINELLI

La crisi della ragione cartografica

La globalizzazione significa da un lato che, per la prima volta nella storia dell'umanità, la Terra chiede di essere considerata per ciò che essa davvero è, cioè un globo e non una mappa; dall'altro che per il funzionamento del mondo tempo e spazio hanno perso quasi ogni importanza. Ecco perché la globalizzazione resta un fenomeno così difficile da capire.

Lo spazio e il tempo moderni sono il prodotto della sostituzione del mondo con la carta geografica: soltanto su una tavola, cioè una mappa, i corpi possono perseverare nel loro moto rettilineo uniforme. Sulla sfera terrestre, però, non vi sono limiti, né spazio, né tempo. Sappiamo quando spazio e tempo della fisica classica sono entrati in crisi, l'epoca moderna è terminata ed è iniziata la globalizzazione: nell'estate del 1969 si ebbe l'impressione di essere entrati in una nuova era, ma non si trattava della conquista dello spazio (inteso come cosmo), bensì della sua fine. In quei giorni nasceva infatti il primo segmento della Rete: negli Stati Uniti due computer iniziavano a dialogare fra loro riducendo gli atomi a immateriali unità d'informazione.

Così la prossima volta che il saggio indica la luna, non bisogna guardare né il dito né la luna e sarà bene continuare in ogni caso a guardare, per cercare di capire, la nostra vecchia e consumata Terra. È quel che si tenta di fare qui, in serrato dialogo critico con le voci piú incisive che hanno di recente fatto i conti con il fenomeno della globalizzazione. È un tentativo che parte da un'inedita genealogia della forma-stato e, secondo un itinerario che attraversa storia, psicologia, economia, politica, filosofia e letteratura, si conclude nel campo delle piú avventurose scienze cognitive, animato da un'unica convinzione: che la geografia sia la forma archetipica e originaria del sapere occidentale, e che come tale contenga il seme del pensiero futuro.

FRANCO FARINELLI

L'invenzione della Terra

«Che idea avevano della forma della Terra gli antichi, gli uomini del Medioevo e poi i moderni? Come se la immaginavano? E perché se la immaginavano proprio in quella maniera? La questione non è affatto semplice, appunto perché decidere tra le due forme, la piatta e la sferica, è l’atto originario dell’intera riflessione occidentale, nel senso che è proprio intorno a questo problema che la riflessione dell’Occidente sul mondo si struttura, si organizza».

La Terra è spazio, immensa estensione, un quadro generale. È la carta geografica che fornisce l’orientamento per muoversi nelle località più concrete della vita vissuta. Non è stato sempre così. Quando il mondo era molto più piccolo, quando era in gran parte sconosciuto e dunque i territori noti erano solo un parziale anticipo di un altrove terreno misterioso, le rappresentazioni della Terra svolgevano probabilmente un’altra funzione, o la stessa in modi diversi. Erano mappe, ma di cosa?

Questo libro racconta l’evoluzione della geografia – dalla Genesi e l’Enuma Elis babilonese alla moderna cartografia – in quanto storia di un progressivo disincanto. Dal Mondo alla carta geografica. Come, attraverso cosmogonie, cosmologie, e cosmografie, il vago e mitico universo-tutto, lentamente e laboriosamente, ha partorito la Terra.

Franco Farinelli è nato ad Ortona (CH) nel 1948. Presidente dell'Associazione dei geografi italiani, ha insegnato per anni geografia a Ginevra, Los Angeles (UCLA), Berkeley, e a Parigi alla Sorbona e all'Ecole Normale Supérieure. Attualmente dirige il Dipartimento di Discipline della Comunicazione dell'Università di Bologna, e presiede il corso di laurea magistrale in Geografia e Processi Territoriali dello stesso ateneo. Tra i suoi libri: Pour une théorie générale de la géographie (Ginevra, 1988), Geografia. Un'introduzione ai modelli del mondo (Torino, 2003) e I segni del mondo. Immagine cartografica e discorso geografico in età moderna (2009).

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