MASSIMO (MAXIMO) PELLEGRINETTI

Bestiario. Animali tra gli altri

In venticinque racconti brevi, con balenii di disegni visionari tra l'uno e l'altro, l'artista Maximo (nome d'arte di Massimo Pellegrinetti) narra di una sorta di arca di Noè personale in cui chiama a convegno gli animali per lui più significativi, e talvolta inattesi. Ci sono la mosca, la iena, il topo, la testuggine di mare, il bradipo, il serpente, il lama. A differenza della millenaria tradizione della fabula, qui il famoso lupus e gli altri animali non sono metafora dell'umano, mere trasposizioni antropomorfizzate del nostro modo di stare al mondo. Essi rimangono se stessi, in carne piume, squame e pelo, e ci guardano, ci osservano, ci giudicano. Con noi condividono quello che i cliché e la vita cittadina si alleano a farci ignorare: la fame, la paura, la tracotanza, il desiderio di sedurre, la fatica, e anche la leggerezza nel saper affrontare la morte, fatto naturale e tragico da sempre, inaffrontabile soprattutto da chi resta: è chi resta, con l'assenza dell'altro, che una iena dona il suo essere ridens.

MASSIMO (MAXIMO) PELLEGRINETTI

Bestiario. Lui e l'animale

Alla sua seconda prova narrativa, l'autore resta nel solco cominciato con Maximo Bestiario, Animali tra gli altri. Quello del bestiario nasce nel Medioevo come vero e proprio genere letterario, in cui il fine era di descrivere con parole e immagini miniate gli animali (quelli immaginari erano alla pari con quelli veri, gli unicorni e i draghi stavano ai lupi e ai leoni) citati nella Bibbia. Lui e l'animale raccoglie trentatré racconti brevi, talvolta come epigrammi, impreziositi da dodici disegni allegorici rispetto a una relazione con il mondo animale di cui facciamo parte esistenzialmente, non solo geneticamente. In questi racconti brevi di Pellegrinetti, Maestro Scultore, si riconosce la mano educata e allenata al colpo non esitante dello scalpello, del martello, di attrezzi che sanno incidere, scalfire, smussare e scolpire con forza o con leggerezza, ma sempre con precisione. La forma icastica e minuta, che con i suoi accapo evoca da molto vicino il verso poetico, dà l'idea di come la grazia sappia vestire il manto lirico non-romantico della prosa più franca, più decisa.

Massimo (Maximo) Pellegrinetti nasce a Viareggio nel 1960.

Si diploma in Scultura presso l'Accademia di Belle Arti di Carrara.

Attualmente è docente di “Tecnologia ed uso del marmo, delle pietre e delle pietre dure", Direttore del Dipartimento di Scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Brera (Milano) e membro del Consiglio d’amministrazione della medesima istituzione. Riveste la carica di Presidente di MAGMA Cultural Association.

Dagli anni ‘80 ha esposto in numerose mostre in Italia e all’estero, i suoi lavori si trovano in collezioni private e pubbliche in Italia, Francia, Germania, Belgio, Cina, Giappone, Korea, India e U.S.A.

Vive e lavora tra Milano e Pietrasanta.

La sua opera, sempre attenta al dibattito dell’arte contemporanea, è caratterizzata da un forte spirito di ricerca orientato verso materiali e soluzioni stilistiche polivalenti.

In Massimo Pellegrinetti l’operazione creativa rimanda a sensazioni e umori cangianti, ora distaccati e ironici, ora di vibrante partecipazione, ora connotati in senso simbolistico.

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