PATRIZIA VALDUGA

Cento quartine e altre storie d'amore

All'inizio, cento quartine per dire senza alcuna omissione o reticenza quello che succede fra un uomo e una donna (ma anche o soprattutto nella mente di questa donna) nel "tempo reale" di un incontro d'amore; alla fine, mille versi in terza rima per raccontare la metamorfosi di una sopraffazione erotica in un'esperienza o visione iniziatica: due storie diversissime e complementari, racchiuse entrambe nello spazio di una sola notte. E fra l'una e l'altra, a distanziarle o a colmare la distanza che le separa, due voci che emergono dall'oscurità del passato e del mito con le loro eterne vicende d'oltranza e di sconfitta...

Ma un'altra storia sottende la complessa simmetria del libro ed è quella di una lingua poetica in continuo arricchimento, in incessante divenire. Se nella Tentazione, che risale al 1982-85, ritroviamo la molteplicità dei registri (iperletterario e "parlato", aulico-sublime e comico-corporeo) che caratterizza sin dai suoi esordi la poesia di Patrizia Valduga, nelle Cento quartine (1996) i due estremi della tensione si sono fusi dando vita a una doppia tonalità all'interno della quale tutto risulta, nello stesso tempo, perfettamente naturale e assolutamente inaudito, e il piú integrale dei turpiloqui amorosi può apparirci come il latino del desiderio, la lingua intraducibile che protegge e perpetua il suo mistero.

PATRIZIA VALDUGA

Lezioni d’amore

Non un dialogo tra un lui e una lei come nelle Cento quartine, ma un lui che impartisce la «lezione» e una lei che la subisce, che la traduce, muto testo a fronte, madrigale per madrigale. Pura e semplice fantasia erotica e ossessiva allucinazione auditiva, la Lezione contiene citazioni quasi letterali che vanno dai testi sacri dell'antico Egitto al Rilke dei Quaderni di Malte Laurids Brigge, dal grande epistemologo Ignacio Matte Blanco allo psichiatra militante Paolino Cantalupo, da Sade e Sacher-Masoch a Bataille e Deleuze. Il virgiliano «trahit sua quemque voluptas» (ognuno è soggetto al proprio desiderio) si incarna in questa vertiginosa imagerie che dà le vertigini anche a chi è soggetto a imagerie di tutt'altro tipo, tanto la perfezione formale del madrigale (la Valduga torna al settenario dopo 25 anni di endecasillabi) ha la forza di rendere la sua «voluptas» verità di vita.

Poetessa, nata nel 1953 a Castelfranco Veneto. Traduttrice raffinata, tra gli altri, di J. Donne, Molière, S. Mallarmé, L. F. Céline, impegnata in una personale e intensa ricerca stilistica, ha adibito a fini espressivi spesso sovversivi metri e forme tradizionali (dalla quartina all'ottava, dal sonetto al madrigale). La sua poesia, dominata da immagini erotiche e funebri spesso crude, ha al proprio centro l'esplorazione senza infingimenti della potenza del desiderio, di cui le pulsioni di morte non rappresentano che l'inevitabile rovescio.

Tra le sue opere: Medicamenta (1982, premio Viareggio opera prima); La tentazione (1985); Donna di dolori (1991); Requiem (1994); Corsia degli incurabili (1996); Cento quartine e altre storie d'amore (1997); Quartine. Seconda centuria (2001); Lezione d'amore (2004). Nel 2010 le è stato assegnato il Premio caprienigma per la letteratura.

Nel 2012 ha curato il Breviario proustiano. Massime e sentenze della Recherche, valorizzando il carattere polifonico e dinamico di quest'opera; è dello stesso anno la raccolta Il libro delle laudi, narrazione interpretativa del dolore per la morte del compagno, il poeta Giovanni Raboni

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